Tappa 14 – Il Bosco di Tombolo

Un po’ di storia – Il bosco dov’era il mare
Il Bosco di Tombolo si estende dall’abitato di San Piero a Grado alla costa, in un’area un tempo occupata dal mare; il nome San Piero a Grado deriverebbe da Gradus Arnensis, scalo fluviale dell’antico porto pisano in epoca romana. Tombolo prende il nome dal sistema dunale parallelo alla costa dove gli accumuli di sabbia e limo, detti “tomboli”, si alternavano a depositi di acqua salmastra, detti “lame”. Quest’area paludosa, al confine tra il mare, la terra e la foce del fiume Arno, fu bonificata in epoca medicea e successivamente nel ‘700 e all’inizio del secolo scorso. Negli anni compresi tra le due guerre mondiali, lungo le lame più grandi fu scavata una rete scolante di canali di bonifica, collegata a impianti idrovori che ancora oggi assicurano il continuo drenaggio e l’allontanamento delle acque superficiali.
Il bosco attuale appartiene all’Ateneo pisano, si estende su una superficie di circa 700 ettari all’interno dell’area naturale protetta del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli (Riserva della Biosfera UNESCO dal 2004) e rappresenta la parte meridionale della Foresta del Parco (circa 900 ettari), un tempo chiamata Selva Palatina

Aspetti naturalistici: suolo, soprassuolo, flora e fauna
Il bosco è composto da diverse associazioni vegetali formatesi per successione ecologica, in diverse condizioni di suolo e seguendo l’alternanza delle formazioni dunali con andamento parallelo alla costa: le specie xerofile (leccio) nei tomboli e quelle mesofile e igrofile (frassino e pioppo) nelle lame. Parallelamente e frammiste a queste formazioni, si trovano le pinete di Pino domestico, piantate dall’uomo. I primi impianti risalgono all’epoca medicea e seguono il percorso delle bonifiche idrauliche

Il valore ambientale e sociale:
Il Bosco di Tombolo rappresenta un serbatoio di biodiversità animale, vegetale e microbica di inestimabile valore. Vi si trovano infatti:

  • 587 specie di piante vascolari tra cui la quercia da sughero, caratteristica del Bosco di Tombolo, e la periploca maggiore, rara liana di tipo tropicale relitto del Terziario
  • 1400 specie di invertebrati, tra cui 15 specie di libellule e 21 specie di coleotteri coprofagi scaraboidei
  • 90 specie di uccelli nidificanti e 105 di uccelli svernanti
  • 14 delle 34 specie di chirotteri presenti in Italia

Gli alberi e l’ambiente, l’importanza del bosco periurbano
Il bosco di Tombolo al pari di altre importanti foreste è in grado di mitigare il microclima, funziona da “polmone verde” per le vicine città di Pisa e Livorno, contribuendo a contenerne l’impronta ecologica e le emissioni di gas serra. Riveste inoltre un importante ruolo nel miglioramento della qualità della vita delle persone, grazie alla creazione di spazi per la socialità, il tempo libero e l’attività fisica

L’uomo e il bosco: la gestione forestale
La pianura di Tombolo è stata plasmata dalle attività umana. Le pinete di pino domestico (Pinus pinea L.) vengono mantenute sia per il loro aspetto paesaggistico sia per l’importanza storica ed economica: il territorio pisano è infatti tradizionalmente legato alla produzione dei pinoli. I boschi misti di conifere e latifoglie, vengono gestiti con criteri selvicolturali mirati ad assecondarne l’evoluzione naturale: da bosco ceduo a bosco mesofilo di latifoglie